La stagione del tennis deve ancora entrare nel vivo, ma Sinner ha già stupito tutti per un dettaglio che non è passato inosservato: tennis allibito.
L’inizio del 2026 ha restituito l’immagine di un Sinner ormai pienamente consapevole del proprio ruolo nel tennis mondiale. Il passaggio dal 2025 al nuovo anno non è stato una semplice transizione di calendario, ma la prosecuzione naturale di una stagione che ha segnato un punto di svolta definitivo. Dodici mesi prima, Sinner aveva già smesso di essere una promessa; oggi è un riferimento tecnico e mentale, capace di convivere con aspettative enormi senza farsi schiacciare. Il 2025 lo ha visto trionfare in due Slam, Australian Open e Wimbledon, oltre a imporsi alle ATP Finals, certificando una continuità che pochi nella storia recente sono riusciti a mantenere.
Un’annata che, però, non è stata lineare. Il caso Clostebol, esploso in primavera, ha rappresentato uno dei momenti più delicati della sua carriera: un episodio che avrebbe potuto deviare il percorso di molti, ma che Sinner ha attraversato con lucidità, evitando lo scontro mediatico e scegliendo il silenzio operoso. Il campo, ancora una volta, è diventato la sua risposta. Anche il recente Million Dollar One Point Slam ha mostrato questa attitudine. Eliminato a sorpresa da un dilettante in un format estremo e imprevedibile, Sinner non ha cercato giustificazioni né alibi.
Ha vissuto l’evento per quello che era: uno spettacolo, un’esibizione utile a sciogliere tensioni e a testare riflessi mentali, non un tribunale sul suo valore. Il tratto comune di tutto il suo percorso resta uno: la capacità di guardarsi dentro e riconoscere ciò che non funziona, anche dopo le vittorie più pesanti. Ed è proprio questo aspetto, spesso sottovalutato, ad aver attirato l’attenzione di chi il tennis lo ha vissuto ai massimi livelli prima di lui. Non tanto i titoli, non solo i numeri, ma il modo in cui Sinner interpreta il successo e la sconfitta come parti dello stesso processo.
Sinner e Alcaraz troppo onesti, Roddick: “Noi mentivamo di più”
A raccontare questo cambio di paradigma è stato Andy Roddick, ex numero uno del mondo, durante una conversazione nel suo podcast con Holger Rune. Roddick ha messo a confronto la sua generazione con quella attuale, soffermandosi su un elemento che lo ha colpito più di ogni altro: la trasparenza. Voi tutti, questa generazione, sembrate molto più aperti – ha spiegato, citando anche Carlos Alcaraz: “Ricordo Carlos dopo Indian Wells, quando perse con Draper, dire: ‘Non sento il mio gioco’. Io pensai subito: noi mentivamo molto di più. Mentivamo e basta”. Il passaggio più forte, però, riguarda proprio Sinner.

Sinner e Alcaraz troppo onesti, Roddick: “Noi mentivamo di più” – topallenatori.it (screen Youtube)
Roddick ha ricordato una conferenza stampa agli US Open, dopo la sconfitta in finale contro Alcaraz, arrivata al termine di una stagione comunque straordinaria: “Jannik entra e dice: ‘Devo cambiare un sacco di cose’. E io ho pensato: ‘Cazzo, che onestà’. Io sarei stato puntiglioso”. Una frase che racconta più di tante analisi tecniche. Secondo Roddick, questa apertura totale è uno dei segreti della crescita di Sinner e Alcaraz. Rune ha confermato la lettura, sottolineando come proprio dopo quello US Open Sinner abbia rimesso mano al servizio, nonostante fosse già arrivato in finale in tutti gli Slam dell’anno. Una scelta che, per molti, sarebbe stata inspiegabile; per lui, necessaria. I campioni di oggi non proteggono l’ego con frasi di circostanza. Espongono i limiti, li nominano e ci lavorano sopra. Sinner lo fa da tempo, senza proclami.

Tennis allibito da Sinner: ha spiazzato tutti - topallenatori.it (screen Youtube)











