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Sinner numero due al mondo, si consola così: meglio di uno Slam

Jannik Sinner Sinner numero due al mondo, si consola così: meglio di uno Slam - topallenatori.it (foto: profilo X Sinner)

Per Jannik Sinner l’anno non è cominciato bene dopo la sconfitta agli Autralian Open. Doha però ha già regalato una consolazione più che dignitosa.

Sotto il sole cocente del Qatar, il tabellone dell’ATP 500 di Doha sta seguendo un copione che appare già scritto nelle stelle, ma che sul campo si sta rivelando molto più faticoso del previsto. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, i due sovrani incontrastati del tennis contemporaneo, avanzano inesorabili verso una finale che tutto il mondo attende, ma lo fanno lasciando sul cemento gocce di sudore e segnali di umana vulnerabilità. Il percorso dell’altoatesino, in particolare, è stato tutt’altro che una passeggiata di salute. Dopo aver superato Machac all’esordio, Sinner ha dovuto faticare enormemente per domare Alexei Popyrin, in un match dove la brillantezza fisica ha lasciato spazio a una resilienza tattica quasi stoica.

Al termine del confronto con l’australiano, lo stesso Jannik ha ammesso con la consueta sincerità di non essere al top della condizione, un segnale di stanchezza che è parso evidente anche nel quarto di finale, poi perso, contro il giovane talento Jakub Mensik.  Dall’altra parte della rete, Carlos Alcaraz non ha avuto vita più facile. Il fresco “Re d’Australia” è arrivato in Medio Oriente con i gradi del favorito, ma ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per piegare la resistenza di avversari come Royer – capace di trascinarlo sull’orlo del baratro nel secondo set – e il russo Karen Khachanov, abile a vincere il primo set nei quarti.

Proprio la sfida contro Khachanov è stata un test di maturità brutale, dove lo spagnolo ha dovuto attingere a tutto il suo repertorio di colpi acrobatici per scardinare la solidità del campione uscente.  Se per Sinner la finale era un obiettivo obbligato, la strada per raggiungerla è stata disseminata di ostacoli che hanno messo a dura prova la sua proverbiale pazienza. Tuttavia, a mitigare la sconfitta e i piccoli acciacchi di questi giorni, c’è una consolazione che va ben oltre i punti ATP: un ritorno economico che definire stellare sarebbe riduttivo.

Il paradosso del “Gettone d’oro”: vincere a Doha vale più di uno Slam

Se il campo chiede un tributo fisico altissimo, il portafoglio degli organizzatori qatarioti risponde con una generosità senza precedenti. Il vero “colpaccio” di questa edizione di Doha non risiede infatti nel trofeo ufficiale, ma nel cosiddetto gettone di presenza. Secondo le cifre circolate con insistenza, Sinner e Alcaraz hanno incassato la bellezza di 1,2 milioni di dollari a testa solo per aver accettato di scendere in campo. È il trionfo del “potere d’attrazione”: la sola presenza dei due campioni garantisce un’esposizione mediatica globale che giustifica l’investimento extrabudget del torneo.

Jannik Sinner

Il paradosso del “Gettone d’oro”: vincere a Doha vale più di uno Slam – topallenatori.it (foto: profilo X Sinner)

Il paradosso economico è però evidente se si confronta l’ingaggio con il premio per la vittoria finale: alzare la coppa a Doha garantisce un assegno di circa 530.000 dollari, ovvero meno della metà di quanto i due abbiano già guadagnato firmando il contratto di partecipazione. Facendo un rapido calcolo, se Jannik Sinner dovesse trionfare in finale sabato, porterebbe a casa un bottino complessivo vicino a 1,73 milioni di dollari. Si tratta di una cifra mostruosa che, unita ai bonus promozionali e commerciali, porterebbe il guadagno effettivo di una singola settimana in Qatar a superare quanto percepito mediamente per la vittoria di un torneo dello Slam, come gli Australian Open, dove il premio ufficiale si aggira intorno ai 2 milioni di dollari ma richiede due settimane di battaglie al meglio dei cinque set.

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