Calcio

Leao nel mirino, bufera Milan: l’accusa è pesantissima

Rafa LeaoLeao nel mirino, bufera Milan: l'accusa è pesantissima - topallenatori.it (screen Youtube)

Contro il Como c’è stato un piccolo screzio in occasione del rigore calciato da Nkunku. Per Leao le cose non vanno bene: Milan nella bufera.

Il nome di Rafael Leao continua a occupare uno spazio centrale nel dibattito rossonero, non solo per ciò che produce sul campo ma per ciò che rappresenta. L’attaccante portoghese resta uno dei volti più riconoscibili del Milan, eppure il rapporto con l’ambiente è tutt’altro che lineare. I numeri, almeno sulla carta, parlano di una stagione ancora rilevante: in Serie A Leao ha messo insieme 14 presenze, 7 gol e 2 assist, risultando tra i migliori realizzatori della squadra e uno dei principali riferimenti offensivi.

Statistiche che certificano un contributo concreto, ma che non riescono a spegnere le discussioni. Il punto non è tanto quanto incida, ma come. La sua produzione offensiva resta intermittente, alternando partite dominanti ad altre in cui fatica a entrare nel ritmo collettivo. È proprio questa discontinuità ad aver alimentato le polemiche delle ultime settimane, culminate nell’episodio del rigore non calciato contro il Como, che ha sollevato interrogativi sulle gerarchie e sulla leadership emotiva della squadra. Una scelta che ha diviso tifosi e addetti ai lavori, ma arrivata direttamente da Allegri: c’è chi l’ha letta come un gesto di responsabilità, chi invece come l’ennesimo segnale di un rapporto non sempre limpido tra Leao e il peso delle responsabilità nei momenti chiave.

Non è una discussione nuova. Già in passato il portoghese era finito al centro di critiche per atteggiamenti giudicati troppo leggeri e il Milan, dal canto suo, continua a oscillare tra la necessità di valorizzare un talento fuori scala e l’esigenza di costruire un’identità più compatta. Leao resta il giocatore capace di spostare gli equilibri con una giocata, ma c’è chi, come Billy Costacurta, non ha mai creduto realmente in lui.

Leao è (di nuovo) un caso, Costacurta: “Non mi è mai piaciuto”

Le parole di Costacurta hanno colpito perché non sono arrivate sull’onda emotiva di una singola partita, ma come valutazione costruita nel tempo. L’ex difensore rossonero lo ha detto senza preamboli: “Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora”. E non si è fermato al presente, tornando indietro fino all’età in cui il portoghese veniva dipinto come un predestinato: “da quando aveva diciannove anni e qualcuno lo considerava un predestinato, un futuro Pallone d’oro”. Il punto del ragionamento di Costacurta non è la qualità tecnica – che non viene negata – ma il modo in cui quel talento si colloca dentro il sistema squadra.

Io ho giocato insieme a tanti Palloni d’oro, tutta gente che metteva il proprio talento al servizio della squadra – ha spiegato, fissando uno standard preciso: la differenza tra il colpo che accende lo stadio e il colpo che sposta davvero la partita. Da qui nasce la sua lettura di Leao, definito “enigmatico”, con un dubbio che diventa quasi un’accusa: “non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse”.

Leao è (di nuovo) un caso, Costacurta: “Non mi è mai piaciuto” – topallenatori.it (screen Youtube)

È qui che arriva la parola più pesante, quella che ha inevitabilmente acceso il dibattito: “È uno showman”. Costacurta la collega a un concetto che, nel calcio moderno, è tutt’altro che banale: “Nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace, perciò interessante”. In sostanza, per l’ex rossonero la giocata non può vivere solo di estetica; deve produrre vantaggio, punti, superiorità reale, altrimenti resta un lampo isolato. C’è poi la questione del tempo, che per Costacurta è diventata un aggravante più che un contesto. Il discorso si chiude con un richiamo anagrafico che pesa come una sentenza: “Leao non è più un ragazzino, a giugno farà 27 anni, non 20”. Tradotto: non è più il momento delle attenuanti legate alla crescita, ma quello delle responsabilità e della continuità.

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