Gavillucci su Milan-Parma (Screen Youtube Dazn) - TopAllenatori.it
L’ex direttore di gara ha commentato le polemiche degli ultimi giorni e detto la sua sulla questione arbitrale in Italia
Un gol annullato, un altro convalidato e giù polemiche. Il weekend di Serie A ha alzato un polverone per le decisioni degli arbitri: Napoli e Milan sul piede di guerra per le scelte fatte, in coabitazione con il VAR, da Chiffi e Piccinini sui gol di Gutierrez (annullato per un presunto fallo di Hojlund) e Troilo (convalidato nonostante gli interventi dubbi su Bartesaghi e Maignan).
A parlare di quanto accaduto in questo caldo fine settimane del massimo campionato italiano ai microfoni di TopAllenatori.it è Claudio Gavillucci, ex arbitro di Serie A, autore del libro ‘L’uomo nero. Le verità di un arbitro scomodo’.
L’ex fischietto parte proprio dai due episodi incriminati: “Dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda la partita di Bergamo, non avrei fischiato né il calcio di rigore né il presunto fallo commesso da Hojlund che è poi costato l’annullamento del gol del Napoli. A Milano, invece, sarei stato d’accordo con Piccinini nel non convalidare il gol del Parma per il fallo su Maignan: mi è sembrato un blocco netto da parte dell’attaccante, completamente disinteressato al pallone, con l’unico intento di impedire al portiere di intervenire”.
Il problema però non è soltanto la decisione in sé: “C’è un altro aspetto su cui mi soffermerei e che è poi quello che accomuna la maggior parte degli episodi controversi di questa stagione: l’arbitro ha perso la propria centralità decisionale. Anche di fronte a decisioni corrette, o quantomeno supportabili, una volta richiamato al VAR sembra concedersi totalmente all’interpretazione del collega davanti al monitor, persino quando le immagini potrebbero confermare la bontà della scelta presa in campo. Da arbitro, onestamente, è questo l’aspetto che più mi sconforta e che crea, anche in chi guarda la partita, la sensazione che oggi a dirigere sia il VAR e non più l’arbitro“.
Un’annata caratterizzata da numerosi errori (o presunti tali) e polemiche a non finire, tanto che sempre più spesso si parla di una squadra arbitrale non all’altezza.
Gavillucci su questo punto è abbastanza chiaro: “Credo che, come accade in una squadra – e nella storia del calcio abbiamo moltissimi esempi – quando non arrivano i risultati, quando il gioco non c’è e la squadra appare slegata e senza identità, spesso il motivo è che l’allenatore non riesce più a guidare lo spogliatoio: non ha più il polso della situazione e i giocatori non lo seguono più”.
Gavillucci: Rotto qualcosa tra Rocchi e gli arbitri (Screen Youtube Dazn) – TopAllenatori.it
“Non penso che gli arbitri italiani siano diventati improvvisamente incapaci – continua l’ex fischietto -, probabilmente, senza nulla togliere alla professionalità di Rocchi, qualcosa nel rapporto tra la guida tecnica e il gruppo si è incrinato. Forse non si riesce più a trasmettere una linea precisa, chiara e coerente, e ciascuno finisce per interpretare a modo proprio. Il risultato è l’enorme confusione che stiamo vivendo”.
Ma qual è la soluzione? Per l’ex arbitro di Latina non ci sono dubbi: il ritorno allo spirito originario del Var. “Ho la sensazione che in Italia si sia andati oltre lo spirito originario del VAR, che non si stia più interpretando l’utilizzo della tecnologia secondo l’intento per cui era stato concepito. Il VAR a chiamata potrebbe anche alleggerire in parte il direttore di gara dall’onere di decidere quando intervenire, ma ciò che davvero serve è tornare a un utilizzo consapevole e sostenibile della tecnologia: intervenire solo in presenza di chiari ed evidenti errori”.
Gavillucci quindi conclude: “La tecnologia deve tornare a essere uno strumento a supporto dell’arbitro, e non l’arbitro a supporto della tecnologia. Meno interventi, limitati a situazioni oggettivamente gravi, palesemente errate o difficili da valutare dal campo”.