Calcio

Questa non ci voleva, niente Mondiali: tutta ‘colpa’ di Donnarumma

Donnarumma Questa non ci voleva, niente Mondiali: tutta ‘colpa’ di Donnarumma - topallenatori.it (foto: profilo IG Donnarumma)

L’annata di Gigio Donnarumma è stata un sali scendi di emozioni, dall’addio al PSG all’arrivo a Manchester. Mancava l’ultimo ribaltone: niente Mondiali

Mentre l’ombra dei play-off mondiali si allunga minacciosa sul cammino dell’Italia, c’è una certezza granitica a cui Rino Gattuso – attuale condottiero della Nazionale – non intende rinunciare: Gianluigi Donnarumma. L’avventura inglese dell’ex portiere del Milan ha assunto i contorni di una vera e propria consacrazione internazionale. Al Manchester City, “Gigio” ha trovato la dimensione ideale per zittire i critici, trasformandosi nel “muro” della Premier League con prestazioni che stanno trascinando i Citizens in una serrata lotta per il titolo. I dieci clean sheets stagionali e gli interventi miracolosi, come quello recente contro il Newcastle, sono la risposta più rumorosa a chi, soltanto pochi mesi fa, ne metteva in dubbio la leadership.

Per l’Italia, tuttavia, il Mondiale 2026 non è affatto un traguardo scontato. Reduci dal trauma delle ultime due edizioni “bucate” (2018 e 2022), gli Azzurri si trovano nuovamente davanti alle forche caudine degli spareggi di marzo. La sfida contro l’Irlanda del Nord a Bergamo sarà solo il primo passo di un percorso che Gattuso dovrà affrontare con la consapevolezza di non poter sbagliare nulla. In questo clima di tensione elettrica, la figura di Donnarumma emerge non solo come baluardo tecnico, ma come simbolo di una rivincita che ha radici profonde nel calciomercato estivo. La sua partenza da Parigi, alimentata da polemiche contrattuali e scelte tecniche discutibili, ha trovato oggi la sponda dei fatti: se Donnarumma vola verso il Mondiale da protagonista, c’è chi, all’ombra della Torre Eiffel, rischia clamorosamente di restare a casa.

L’eclissi di Chevalier: il fallimento della scommessa di Luis Enrique

Il paradosso del Paris Saint-Germain si materializza nel crollo verticale di Lucas Chevalier. In estate, Luis Enrique aveva scatenato una bufera mediatica preferendo il giovane ex Lille a Donnarumma, convinto che i “piedi educati” e la personalità del francese fossero più funzionali al suo gioco rispetto alla straripante fisicità dell’italiano. Quella scelta, difesa con foga dal tecnico asturiano, si è rivelata una scommessa persa su tutta la linea. Chevalier, pagato circa 40 milioni di euro (con bonus che potevano portarlo a 55), è passato in appena sei mesi dallo status di “futuro numero uno della Francia” a quello di riserva conclamata. La sua parabola discendente è certificata da numeri impietosi e da una fragilità emotiva che lo ha visto soccombere sotto il peso del Parco dei Principi. In 26 presenze complessive, Chevalier ha incassato 28 gol, riuscendo a mantenere la porta inviolata in 10 occasioni.

L’eclissi di Chevalier: il fallimento della scommessa di Luis Enrique – topallenatori.it (foto: profilo IG Chevalier)Una serie di errori grossolani – dalla papera in Supercoppa contro il Tottenham alle incertezze fatali in Champions contro lo Sporting e nel Classique contro il Marsiglia – ha indotto Luis Enrique a promuovere titolare il russo Matvej Safonov. Safonov, eroe silenzioso della Coppa Intercontinentale, ha scalzato il collega grazie a una sicurezza tra i pali che l’ex Lille sembra aver smarrito completamente. Il dramma di Chevalier non è però solo tecnico, ma anche internazionale. Secondo quanto riportato da L’Équipe, la sua comunicazione “nervosa” con la difesa e la tensione eccessiva palesata in campo ne hanno compromesso la fiducia agli occhi di Didier Deschamps.

Con il Mondiale alle porte, il CT francese sembra ormai orientato a puntare su profili più affidabili e titolari nei rispettivi club, come Risser del Lens e Butez del Como, lasciando Chevalier nel baratro di una stagione da dimenticare. A 24 anni, quello che doveva essere l’erede di Donnarumma si ritrova a essere un comprimario, vittima di un tourbillon parigino che ha premiato la concretezza di Safonov e il talento indiscusso di Gigio, ora re d’Inghilterra.

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