La Juventus ritrova fiducia con Spalletti ma una notte amara segna la prima sentenza definitiva sul futuro di un bianconero.
La Juventus di Luciano Spalletti sta lentamente ricostruendo certezze, infatti i segnali arrivati dal campionato e dalla Champions League parlano di una squadra più ordinata, compatta e finalmente continua nel rendimento. Senza ombra di dubbio il lavoro dell’allenatore toscano si inizia a vedere, soprattutto nella gestione dei momenti difficili e nella solidità mentale ritrovata dopo mesi complicati. Però il calcio, si sa, non aspetta e spesso non perdona. Così, proprio quando l’ambiente bianconero iniziava a respirare un’aria più serena, è arrivata una brusca frenata che ha lasciato il segno.
L’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Atalanta, maturata nei quarti di finale con un netto 3-0, rappresenta il primo vero obiettivo stagionale mancato dalla nuova Juventus. Il risultato è pesante, inutile negarlo, anche se la prestazione dei bianconeri non è stata così negativa come il punteggio potrebbe far pensare. La squadra ha provato a giocare, ha tenuto il campo per lunghi tratti e ha mostrato idee, però è mancata quella cattiveria sotto porta che spesso fa la differenza nelle gare secche. E proprio da queste partite, senza ombra di dubbio, emergono le prime scelte forti di un allenatore.
Spalletti non ne vuole sapere: ormai è fuori
Spalletti non è mai stato un tecnico accomodante, infatti nella sua carriera ha sempre dimostrato di saper prendere decisioni impopolari pur di portare avanti la sua idea di calcio. Alla Juventus sta facendo lo stesso percorso, iniziando a separare chi può essere funzionale al progetto e chi, invece, rischia di restarne fuori. L’eliminazione contro l’Atalanta, in questo senso, consegna una prima sentenza chiara, anche se non è stata annunciata ufficialmente davanti ai microfoni.
Durante la gara, con la Juventus sotto nel punteggio e alla ricerca disperata di una scossa offensiva, alcune scelte hanno parlato più di mille parole. Un calciatore, arrivato con grandi aspettative e un investimento economico tutt’altro che secondario, è rimasto a lungo seduto in panchina. È entrato in campo soltanto all’80’, quando ormai la partita stava scivolando via, e questo nonostante la squadra avesse bisogno di qualità e profondità là davanti. Spalletti, però, gli ha preferito altre soluzioni, arrivando persino ad adattare McKennie come vice David pur di non affidarsi a lui.

Decisione presa su Openda, Spalletti non ha dubbi (Foto IG @l.openda- topallenatori.it)
Quel gesto, apparentemente marginale, racconta invece moltissimo. Senza ombra di dubbio è il segnale più forte di una bocciatura tecnica ormai evidente. Openda, infatti, sembra essere completamente uscito dalle rotazioni dell’allenatore, che non lo considera più centrale nel suo progetto. I numeri parlano chiaro e fanno ancora più rumore: circa 40 milioni di euro complessivi, considerando un riscatto obbligatorio che scatterà con bonus giudicati alla portata, rischiano di trasformarsi in un investimento sbagliato.
Il problema, però, non è solo economico. Spalletti cerca attaccanti capaci di lavorare per la squadra, di interpretare più ruoli e di leggere i momenti della partita. In questo contesto, Openda non è riuscito a trovare la sua dimensione, apparendo spesso fuori dal gioco e poco incisivo quando chiamato in causa. A Torino la pazienza è finita in fretta, perché il tempo per aspettare non c’è, soprattutto in una stagione di ricostruzione che pretende risposte immediate.
Così, mentre la Juventus guarda avanti con rinnovato ottimismo grazie alla continuità ritrovata, una porta sembra ormai chiudersi definitivamente. La Coppa Italia lascia in eredità non solo un’eliminazione dolorosa, ma anche la prima vera sentenza dell’era Spalletti: per qualcuno lo spazio in bianconero è già finito, e l’estate potrebbe sancire un addio scritto da tempo.






