La Juve è tornata finalmente a vincere. Il 4-0 rifilato al Pisa però non ha scacciato le polemiche più pesanti. Allo Stadium sono piovuti fischi e insulti.
Sotto le luci di un Allianz Stadium carico di elettricità, la Juventus di Luciano Spalletti ha risposto presente all’appello del campionato, portando a casa tre punti vitali contro un Pisa coriaceo ma infine travolto nel secondo tempo. Dopo un mese di febbraio trascorso in un’inquietante apnea di risultati e la pressione asfissiante generata dal successo del Como a Cagliari, i bianconeri avevano un solo sentiero percorribile: la vittoria. Il 4-0 finale, firmato dalle reti di Cambiaso, Thuram, Yildiz e Boga, restituisce ossigeno alla classifica e tiene a bada le inseguitrici nella corsa Champions.
Tuttavia, il rotondo punteggio non deve trarre in inganno; la prima frazione di gioco è stata lo specchio delle difficoltà strutturali che ancora affliggono la manovra juventina. Sterile, prevedibile e a tratti nervosa, la squadra di Spalletti ha faticato a scardinare il blocco difensivo toscano, finendo per alimentare lo scetticismo di una piazza ormai esasperata. Al centro di questa tempesta perfetta è finito, ancora una volta, Jonathan David. L’attaccante canadese, apparso l’ombra del predatore d’area ammirato in Francia, è stato il volto del fallimento offensivo dei primi quarantacinque minuti.
La decisione di Spalletti di sostituirlo già all’intervallo è risuonata come una bocciatura solenne, una sentenza tecnica che ha immediatamente scatenato il tribunale dei social. Mentre le piattaforme digitali venivano inondate di commenti impietosi sulla sua inadeguatezza tattica e tecnica, David abbandonava il campo tra i sussurri di un pubblico che fatica a riconoscerlo come l’erede di una tradizione gloriosa. Eppure, nonostante la crisi d’identità del bomber, il rumore più assordante della serata torinese non è arrivato dai suoi errori, né dalle notifiche degli smartphone, ma dal cuore pulsante dei settori dello stadio.
Il ritorno del “traditore”: lo Stadium sommerge Cuadrado di fischi
Il momento di massima tensione emotiva del match non è coinciso con una rete, ma con lo scoccare del minuto 59. Al momento dell’ingresso in campo di Juan Cuadrado, l’Allianz Stadium si è trasformato in una bolgia di ostilità che ha travalicato i confini della semplice rivalità sportiva. L’ex esterno colombiano, per anni beniamino assoluto e colonna portante di innumerevoli successi bianconeri, è stato sommerso da una pioggia di fischi di un’intensità raramente percepita nell’impianto torinese. Dalla Curva Sud si sono levati cori durissimi, con il pesante epiteto di “uomo di m…” intonato ritmicamente da migliaia di gole, a testimonianza di una ferita che il tempo e la distanza non hanno minimamente rimarginato.

Il ritorno del “traditore”: lo Stadium sommerge Cuadrado di fischi – topalelnatori.it (foto: profilo IG Cuadrado)
Il motivo di tale livore è da ricercare in quel “peccato originale” che la tifoseria juventina non ha mai processato: la scelta del colombiano di vestire la maglia dell’Inter dopo l’addio a Torino. Quel trasferimento, vissuto come un tradimento frontale verso la fede che lo aveva elevato a idolo, ha cancellato anni di dribbling e gol decisivi. Ogni tocco di palla di Cuadrado nella serata di stasera è stato accompagnato da un rumore bianco di disapprovazione, un segnale evidente che il rapporto con il suo passato è ormai ridotto a un cumulo di macerie. In una notte che doveva celebrare la rinascita di Spalletti e il talento di Yildiz, il fantasma del colombiano ha ricordato a tutti che nel calcio moderno i sentimenti sono fragili e che, per lo Stadium, il confine tra l’amore eterno e il disprezzo più profondo passa spesso per un cambio di casacca imperdonabile.

Non basta la vittoria, è bufera alla Juve: pioggia di fischi e insulti - topallenatori.it (foto: profilo X Juventus)


