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Calcio italiano in lutto, il grande mister ci ha lasciati: dolore immenso

Candele luttoCalcio italiano in lutto, il grande mister ci ha lasciati: dolore immenso - topallenatori.it (Screen Youtube)

Il 2026 è iniziato da pochi giorni, eppure il calcio ha già dovuto dire addio a tanti volti. Un altro mister ci ha lasciati, lasciando i tifosi in lacrime

C’è stato un tempo in cui il calcio italiano non viveva solo di riflettori, algoritmi e conferenze stampa patinate. Un tempo in cui le carriere si costruivano su campi spelacchiati, tra spogliatoi umidi e trasferte infinite, e dove l’idea di successo passava prima dalla solidità che dal clamore. In quel calcio lì, fatto di provincia e di promozioni sudate, un uomo ha lasciato un’impronta profonda senza mai alzare la voce. Era un centrocampista che “alzava” le squadre, prima ancora che i compagni. Uno che capiva il momento della partita prima degli altri, che sapeva quando accelerare e quando spegnere il ritmo. Non cercava titoli sui giornali, ma risultati concreti. E quando ha smesso di giocare, ha continuato a costruire: panchina dopo panchina, piazza dopo piazza, categoria dopo categoria.

Al Sud, soprattutto, il suo nome è diventato sinonimo di affidabilità. Arrivava, metteva ordine, toglieva le scorie della paura e insegnava a vincere senza proclami. Le sue squadre non erano mai spettacolari, ma difficili da battere. Pressione, compattezza, ripartenze pulite: un calcio essenziale, figlio di chi aveva imparato che il lusso più grande è la chiarezza delle idee. Dietro l’allenatore c’era anche un uomo segnato da un dolore che non si metabolizza mai davvero. Una tragedia familiare affrontata con riservatezza e dignità, senza mai usarla come scudo o alibi. Il campo restò il suo rifugio, la routine quotidiana il modo per non smettere di credere nel lavoro. Solo alla fine, quando il rumore degli stadi si è spento, ci si è accorti di quanto fosse stata lunga e coerente quella traiettoria.

Addio a Piero Cucchi, aveva 86 anni

Quel percorso ha un nome: Piero Cucchi, scomparso a 86 anni a Tortona, la città che aveva scelto come casa. Nato a Boffalora sopra Ticino nel 1939, cresciuto nel vivaio del Torino, Cucchi è stato prima un calciatore capace di scrivere pagine decisive e poi un allenatore che ha cambiato la geografia del calcio minore. Da giocatore conquistò quattro promozioni in Serie A: due con il Varese, una con la Lazio e una storica con la Ternana, diventando protagonista della prima, irripetibile salita rossoverde nella massima serie. In carriera superò le 400 presenze da professionista, lasciando ovunque l’immagine di un centrocampista affidabile e intelligente.

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Addio a Piero Cucchi, aveva 86 anni – topallenatori.it (screen Youtube)

In panchina, però, Cucchi trovò la sua dimensione definitiva. Fu il mago delle promozioni senza magia: Derthona, Giarre, Ischia Isolaverde, Juve Stabia, Catania. Squadre portate su con metodo, lavoro e una coerenza tattica rara. A Catania, nel 1999, riportò i rossazzurri in C1 dopo anni difficili, firmando una delle sue imprese più ricordate. Il suo nome resterà legato anche al dolore per la perdita del figlio Enrico Cucchi, scomparso nel 1996. Un lutto affrontato senza clamore, che non gli tolse mai la capacità di insegnare calcio e umanità. Oggi il calcio saluta un vero signore dei bei tempi: un uomo che ha dimostrato come anche lontano dai riflettori si possa vincere, e soprattutto lasciare traccia.

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